Il concetto di Liveness nella danza

La danza, come forma artistica, si inserisce nella grossa categoria di Arti Performative che abbraccia sotto un unico tratto distintivo diverse espressioni artistiche: tra queste la pratica teatrale, la musica e la più ampia arte d’azione (rappresentata nel mondo pop attuale dall’icona di Marina Abramovic). La caratteristica che distingue le Arti Performative dalle altre forme d’arte è la Liveness, il concetto di “dal vivo” che noi abbiamo adottato, per quanto riguarda l’immagine in movimento, nel linguaggio comune soltanto dopo avere distinto il programma televisivo registrato da quello in Live.

La danza vive in un tempo presente, in una precisa condivisione temporale tra il performer e il pubblico. Anche se la coreografia è composta nella sua forma e struttura prima del momento in cui va in scena, la performance (dal verbo to perform: agire, compiere) vive la sua essenza nel momento della mise en scène: il danzatore sa esattamente cosa fare ogni volta che ripete la performance, ma ogni volta è una persona diversa, con un umore e un’emotività che sfuma in modo diverso ogni movimento, con pensieri in testa che lo imprigionano o lo liberano aggiungendo, togliendo o trasformando ogni volta significati già precedentemente fissati. Per ogni performance il pubblico è diverso (per età, genere, classe sociale, cultura, ecc) e ha una reazione diversa, un modo di approcciarsi peculiare a quello che vede, una tensione che il performer sente e che concorre a cambiare e rendere unico ed irripetibile quel momento, che, quindi, diventa evento

La danza vive in uno spazio e in un luogo ben definito che spesso porta con sé già tutta una sua simbologia e significazione culturale, come nel caso del teatro. Sia ben inteso, lo spazio non equivale al luogo. La danza teatrale è tra le più conosciute e diffuse; il luogo del teatro porta con sé un sistema normativo culturale che tutti conosciamo e a cui tutti ci atteniamo: ad esempio sappiamo tutti che siamo seduti per guardare verso il palcoscenico, ovvero lo spazio performativo, e sappiamo che le luci a mezza sala indicano che sta per iniziare lo spettacolo. Ma la danza può svolgersi in altri spazi che valorizzano la coreografia, oppure la coreografia può svolgersi in spazi specifici per valorizzare quest’ultimi. La Street Dance ha la peculiarità di vivere in spazi urbani, mentre le performance site specific partono proprio dall’idea di far vivere lo spazio attraverso la coreografia.

Il fil rouge delle arti performative come la danza è la presenza corporea del performer che si relaziona al pubblico e viceversa, in uno scambio di energia vissuto in un tempo e in uno spazio ben definiti nel presente. La predominanza di questa caratteristica ha effetti non solo sul lato performativo, ma anche sul campo pedagogico che si occupa dei metodi di apprendimento delle tecniche codificate, e non, della danza. Ed è proprio dal lato pedagogico che iniziamo questo percorso di approfondimento, perché è innanzi tutto come allievi che ci approcciamo al mondo della danza.

Come ogni cosa che, una volta persa, ci si rivela fondamentale, abbiamo avuto modo di ragionare sull’aspetto della Liveness proprio quando la possibilità di essere presenti fisicamente in un posto è venuta meno: in tempi di Covid tanti di noi si sono cimentati nel dare e nel prendere lezioni di danza dalle proprie case, in videochiamata attraverso supporti tecnologici diversi.

Com’è andata?

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