Per i danzatori ai tempi del Covid-19

Nel mese di maggio ho pubblicato questo articolo su UlaiMedia partendo dal chiedermi cosa ne sarebbe stato della danza in quel periodo così particolare, che qualche mese fa pensavamo sarebbe durato meno di quanto si possa pensare adesso. Vorrei riprendere il tema e approfondirlo, partendo da una lettera, un augurio ai danzatori.

Ci sono tanti modi per essere un danzatore: uno di questi modi è quello di “portarsi il lavoro a casa”, cosa che non ci suona assolutamente nuova in tempi di Smart Working. Ci stiamo rendendo conto di quanto sia importante far vivere questa forma d’arte anche fuori dalle mura della sala perché la danza non è uno sport, la danza è arte e in quanto tale ci rende le persone che siamo, ci nutre e ci accompagna anche nella quotidianità slegata dalla pratica coreutica. 

Come abbiamo visto, le occasioni di praticare comunque nonostante la quarantena ci sono eccome. Ma è l’unico modo che abbiamo di studiare danza?

Siamo abituati a buona ragione a pensarla come un’attività (se non soltanto, prevalentemente) pratica. Ma la danza non si pratica solo. Esiste una grossa fetta di conoscenze teoriche che nell’apprendimento della danza è troppo spesso poco considerata. Le ore passate in sala possono essere sostituite da momenti di studio di storia della danza, ad esempio, per saper contestualizzare meglio la nostra contemporaneità, per conoscere cosa ci ha preceduto e poter usare il passato come punto di partenza per la costruzione di nuovi modelli. Quanti di noi praticano da anni, prendendo regolarmente lezioni di tecnica classica, senza conoscere le differenze dei principali metodi Vaganova, Cecchetti, Rad e metodo francese?

Una volta avuto un contesto e delle conoscenze di respiro più ampio possiamo andare ad esplorare un mondo molto caro alla nostra epoca, l’opinionismo. Quando parlo di esplorazione non intendo soltanto la possibilità di conoscere, ad esempio, il mondo a molti oscuro della critica d’arte che scrive di danza su giornali e riviste specializzati; intendo soprattutto quella meravigliosa attività che è la scoperta, attraverso la riflessione su temi magari mai toccati prima, delle proprie idee e delle proprie opinioni che hanno bisogno, però, di essere supportate da argomentazioni valide intrecciate dalla connessione di diversi studi, diverse prospettive. Spesso siamo noi i primi a limitarci pensando al danzatore come un mero esecutore senza idee proprie e passivo nel modo di accettare e imparare le sequenze coreografiche. Possiamo essere di più come danzatori e sfido qualunque intenditore a non coglierne la differenza.

Pochi di noi hanno l’abitudine di affiancare la letteratura alla propria pratica in sala o allo studio delle svariate tecniche. Potrebbe sorprendervi vedere quanti libri sono stati scritti sulle più svariate tematiche legate alla danza: sui metodi, i processi creativi, le analisi, libri biografici su danzatori e coreografi, libri di altri ambiti che guardano alla danza come oggetto di studio (antropologia, sociologia, filosofia estetica, ecc). La pratica che passa attraverso il corpo è fondamentale per la comprensione di sistemi di movimento, ma ha sempre più bisogno di essere supportata da un sistema di pensiero e di conoscenze che possa permetterci di contestualizzare e di costruirci un senso critico, attraverso il quale potremo confrontarci con più cognizione di causa con l’immenso mondo coreutico che abitiamo in quanto danzatori.

I mezzi tecnologici ci mettono alla portata un’immensità di materiale che ci può essere utile fuori dalla sala di danza, negli articoli, nelle conferenze e interviste a direttori artistici, coreografi, danzatori. Se proprio di leggere non si ha voglia stanno fioccando, senza il bisogno di ricerche capillari, piattaforme, teatri e siti che mettono a disposizione in streaming spettacoli e coreografie. Anche guardare una performance è studiare danza. 

Basta cercare. Basta avere voglia di occuparsi di danza. Siamo sicuri che il corpo sia l’unico mezzo attraverso il quale possiamo farci raggiungere dalla bellezza di questa forma d’arte?

Shahrzad

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